12/01/2010

Davydenko Story, l’intervista

di Max Grassi

 

Che il tennis sia sport di sacrificio lo sanno un po’ tutti: da sempre! Quello che forse in pochi sanno è che Nikolay Davydenko ne è la dimostrazione vivente. Nato a Severodonezk, in Ucraina, 28 anni fa (come Federer), Nikolay viene da una famiglia modesta e per arrivare nell’élite del tennis mondiale ha dovuto fare tanta, ma proprio tanta fatica.

Qualche esempio? Ad inizio carriera, i suoi avversari arrivavano ai tornei freschi e riposati dopo un comodo viaggio in aereo, lui aveva passato la notte in un vagone di seconda classe con il fratello Eduard per risparmiare i soldi del biglietto. Dopo il match i suoi colleghi mangiavano al ristorante... Figuriamoci: Nikolay correva al supermarket più vicino per comprarsi i panini... Locali alla moda e discoteche fino a tarda notte? Ma non scherziamo: per lui c’era da fare il bucato e, improvvisato un filo da una parte all’altra della camera, stendere la biancheria che doveva essere pronta per gli allenamenti e la partita del giorno seguente.

Così, a furia di sacrifici enormi dentro e fuori dal campo, e senza che gli dei del tennis gli avessero donato alcun talento particolare per la racchetta, Davydenko è arrivato a occupare la terza posizione mondiale, dietro solo a due fenomeni assoluti come Federer e Nadal. Anche se, a dirla tutta, un super-potere bisogna riconoscerglielo. I suoi piedi paiono quelli di Rudolf Nureiev, precisi e veloci indipendentemente dalla superficie calpestata...

Poco importa se i suoi successi sul circuito (già 20 tornei vinti in sette anni di professionismo) siano sovente usati come prova da chi sostiene che il tennis degli attuali top player non è al livello dei campioni di 20 anni fa. Forse è vero. Ma a noi gente comune, piace comunque vedere questo uomo qualunque, questo campione invisibile, con i suoi rari capelli e lo sguardo triste triste da eterno sconfitto, che a furia di rincorse e anticipi vince un match dopo l’altro.

Sarà perché in fondo sappiamo bene che noi mortali siamo più simili a lui che alle divinità come Federer. Sempre seguito dalla moglie Irina e dal fratello maggiore/coach Eduard, vero direttore d’orchestra dei successi di Nikolay, in due mesi ha vinto il Masters Atp a Londra e il torneo inaugurale del 2010 a Doha, battendo Federer e Nadal. Lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare la sua storia...

 

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