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Courtsiding, non illegale...ma vietato

Durante lo Us Open è stato arrestato uno spettatore perché inviava in remoto i risultati di Kvitova-Garcia. Il courtsiding consente di avere i punteggi in tempo reale, in anticipo rispetto alla normale trasmissione di dati. Spesso i courtsiders lavorano per conto di agenzie che si trovano dall'altra parte del mondo. Ma il match-fixing è un'altra cosa.
Courtsiding, non illegale...ma vietato
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Riccardo Bisti
8 September 2017

La pratica si chiama “courtsiding” ed è il raccoglimento di dati in tempo reale durante una partita di tennis. Se ne parla da anni, ma l'argomento è tornato in voga durante lo Us Open, quando un uomo estone è stato arrestato perché stava violando le norme. Il soggetto in questione è stato individuato dalla Tennis Integrity Unit mentre stava seguendo il match tra Petra Kvitova e Caroline Garcia sull'Arthur Ashe Stadium. Si chiama Rainer Piirimets ed è stato bloccato perchè non ha rispettato una nota scritta che lo obbligava a stare lontano dallo Us Open dopo che era già stato “beccato” l'anno scorso. Per usare un termine noto in Italia, si era preso una sorta di “DASPO” dallo Us Open. Piirimets non è stato l'unico ad essere allontanato: gli organizzatori hanno fatto sapere che almeno altre 7 persone si aggiravano per Flushing Meadows trasmettendo i risultati in tempo reale: arrestate. Non si sa granché di questo personaggio: ha 33 anni e i documenti della Corte lo collocano presso l'hotel Quality Inn nel Queens, stesso quartiere dove si gioca lo Us Open. Associated Press ha provato a rintracciarlo, ma non è stato possibile parlare con lui, e nemmeno col suo difensore d'ufficio. A quanto pare, il “mestiere” del courtsider ha una valenza internazionale. Lo scorso anno, una ventina di personaggi furono cacciati dallo Us Open e sospesi per ben 20 anni: quattro venivano dalla Gran Bretagna, altrettanti dalla Spagna, tre da Russia, tre dalla Francia, due dall'Italia e uno addirittura dallo Sri Lanka.

Courtsiding, non illegale...ma vietato

UN LIBRO SUL COURTSIDING
​Fedele alla sua policy, la Tennis Integrity Unit non svela le tecniche scelte per individuare e catturare questi soggetti. Nel suo articolo, AP ipotizza che vengano utilizzate strategie investigative tradizionali, come la schedatura dei “sospetti” e il riconoscimento tramite le telecamere a circuito chiuso. Qualche anno fa, durante l'Australian Open, fu arrestato un ragazzo britannico (Daniel Dobson) che aveva un dispositivo speciale nascosto nei pantaloni per trasmettere in via istantanea i punteggi dei match in corso, senza mai staccare lo sguardo dal campo. Ciò che impressionò, in quel caso, è che lavorava per un'agenzia (la londinese Sporting Data Limited) e non per un privato. Sullo stile dei vita dei courtsider è stato addirittura scritto un libro: l'autore è uno di loro, Brad Hutchins, che qualche tempo fa ha scritto “Game, Set, Cash! Inside the Secret World of International Tennis Trading”. A suo dire, è un lavoro divertente. “Siamo consapevoli di operare in una zona grigia, ma ne vale la pena”. Gli esperti sostengono che i courtsiders ottengono i risultati in tempo reale, in modo da poter giocare su un match prima che i punteggi vengano aggiornati dagli stessi giudici di sedia o compaiano nelle TV di tutto il mondo, dopo il fisiologico ritardo dei feed televisivi. Conoscere in anticipo il risultato significa poter scommettere su un match in base alle quote in vigore al punto precedente. La pratica non è illegale, ma è ritenuta vietata perché comporta un vantaggio sugli altri scommettitori che non è basato sulle abilità. Le agenzie di scommesse hanno creato un enorme giro d'affari su giocate di ogni tipo: ormai si può scommettere sul singolo game, su quanti giochi durerà un set o quanti games saranno intascati da un singolo giocatore. In certi casi, si può addirittura giocare sul singolo punto.

IL MATCH FIXING E' UN'ALTRA COSA
Il fenomeno in sé non è ritenuto troppo grave, ma secondo il direttore dello Us Open David Brewer, potrebbe esserci un legame con il match-fixing. Per questo, i courtsiders non possono mettere piede a bordocampo. “Dove c'è il fumo, c'è anche il fuoco” dice Brewer. Altri, tuttavia, sostengono che si tratti di un'attività innocua e limitata a pochissime persone. La repressione sarebbe soltanto un sistema per proteggere i diritti esclusivi a ditte legate in qualche modo al betting, e non ad altre. La società per cui lavorava il ragazzo arrestato a Melbourne ha detto che non doveva essere accusato di un crimine perché non aveva influenzato in nessun modo l'esito della partita. “E non è mai stato coinvolto in scommesse illegali o qualsiasi altra attività illegale”. Le accuse nei suoi confronti caddero piuttosto rapidamente. Una cosa deve essere chiara, e Brewer si sbaglia: questo fenomeno è del tutto parallelo al match-fixing ed è molto difficile, se non impossibile, che le due cose possano incrociarsi. D'altra parte, che bisogno c'è di conoscere i risultati in tempo reale se si conosce già l'esito del match?


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