Marco Caldara - 29 luglio 2018

Con Berrettini l'Italia può sognare in grande

Matteo Berrettini completa il suo capolavoro a Gstaad: gioca una finale magistrale contro Roberto Bautista Agut, lo doma in due set e a 22 anni e tre mesi si regala il primo titolo ATP. Un successo impressionante per qualità e continuità, che ribadisce le enormi possibilità del ragazzone romano. C'è più di un motivo per credere che la sua scalata sia solo all'inizio.

L’Italia ha trovato il suo big del futuro. Fino a qualche tempo fa era un sogno, poi è diventata una lecita speranza, mentre ora è una certezza, con un discreto anticipo sulla tabella di marcia a rendere la notizia ancor più piacevole. Perché che Matteo Berrettini sarebbe diventato un giocatore importante ormai lo si era capito, vedendo la qualità e la crescita del suo tennis, ma alzi la mano chi solo qualche giorno fa si sarebbe aspettato di vederlo vincere un titolo ATP a 22 anni e 3 mesi, dopo che nel circuito maggiore non aveva mai raggiunto nemmeno i quarti di finale. La strada doveva essere ancora lunga, da percorrere step by step come coach Vincenzo Santopadre gli ha sempre insegnato da quando a 14 anni Matteo si è trasferito al Circolo Canottieri Aniene per provare a diventare un tennista, invece il gigante romano l’ha polverizzata sulle Alpi di Gstaad, giocando un torneo meraviglioso dal primo all’ultimo punto. Ha trovato le condizioni perfette per far funzionare il suo tennis al 101%, e appena si è reso conto che poteva essere la sua settimana è diventato semplicemente imbattibile, fino a mandare al tappeto per 7-6 6-4 Roberto Bautista Agut, numero 17 del ranking mondiale. Lo spagnolo era alla sua quindicesima finale nel Tour e ne aveva vinte sette (due nel 2018), mentre per Matteo era la prima, ma se l’è fatta bastare per confezionare un capolavoro di tennis, testa, carattere, qualità e continuità. È importante che abbia vinto, ma lo è ancora di più il modo in cui l’ha fatto, non dando mezza chance a un giocatore di grande qualità, grazie a un tennis se possibile ancora migliore rispetto a quello dei giorni scorsi. L’occasione richiedeva un servizio ancora più incisivo, un diritto ancora più potente, un rovescio più solido, e Matteo ha trovato tutto, nel momento ideale, mostrando una di quelle qualità che di solito appartengono soltanto ai più forti.

GESTIONE DEL MATCH FENOMENALE
Berrettini ha vinto di tennis, cercando di prendere sempre l’iniziativa appena possibile, ma ha vinto anche di testa, che nel suo caso significa intelligenza, maturità, educazione e persino cultura, eredità di una buona famiglia e di un buonissimo ambiente, che gli ha dato il tempo di formarsi, di capire e curare le esigenze di un fisico importante ma in passato piuttosto ballerino, fino a renderlo un punto di forza al 100%. In cinque partite non ha mai perso il servizio, in finale non ha concesso una sola una palla-break e ha giocato in maniera magistrale in quei benedetti momenti importanti che fanno la differenza fra vittoria e sconfitta, aggrappandosi al servizio. È il suo colpo migliore e l’ha usato a dovere, nell’arco dell’intera partita, servendo il 71% di prime palle e delle seconde mai al risparmio, e soprattutto nel tie-break, quando è diventato ancora più importante. In dieci punti giocati al servizio ha sparato la bellezza di sei ace (saranno 17 a fine match), bucando Bautista Agut da tutte le parti, e il tie-break l’ha chiuso 11/9 al terzo set-point, dopo averne cancellati due all’avversario. Sul primo lo spagnolo ha commesso un doppio fallo, unico grave errore di un match in cui ha regalato poco, mentre sul secondo è arrivato l’ennesimo ace di Matteo, perfetto sul 10/9. È finalmente riuscito a iniziare lo scambio, Bautista Agut si è presentato a rete giocando una volèe terribile, e lui l’ha infilato con un passante a velocità supersonica, vincendo un set fondamentale. A lui ha dato fiducia, al rivale l’ha tolta e nel secondo Matteo è stato superiore. Il 30enne di Castellon de la Plana gli ha cancellato complessivamente cinque palle-break, fra secondo e sesto game, ma al terzo assalto ha dovuto arrendersi. Sul 5-4 l’azzurro l’ha ripreso da 40-15, con un diritto spaziale si è guadagnato il match-point, e sulla seconda di Bautista Agut ha girato attorno alla palla per colpire di diritto, scaraventando sulla palla tutta la sua voglia di arrivare fra i grandi.

MATTEO HA TUTTO PER ARRIVARE
Quando ha capito che la palla non sarebbe tornata indietro, ha lasciato la racchetta e ha allargato le braccia, marchio di fabbrica di ogni vittoria importante, seguito da un sorriso genuino che racchiude tutta l’essenza del bravo ragazzo. Quello che al microfono per prima cosa fa i complimenti all’avversario, e poi dedica la vittoria alla famiglia. “Perché sin da bambino – ha detto – hanno creduto in me, ed è grazie a loro che ora posso giocare tornei così prestigiosi. Sono orgoglioso di loro”. E loro – e l’Italia intera – devono essere orgogliosi di lui, che a 22 anni e tre mesi è diventato il 24esimo italiano a vincere un titolo ATP, consegnando al Belpaese il suo 61esimo successo nell’Era Open, addirittura il quinto di un 2018 che al nostro tennis maschile sta regalando soddisfazioni che non si vedevano dagli Anni ’70. “È stata la miglior settimana della mia vita – ha aggiunto Matteo – e mi auguro che possa essere soltanto il primo gradino”. Le indicazioni, anche di Bautista Agut che gli ha prospettato “una grande carriera”, dicono che sarà così, perché Matteo ha tutto per arrivare. È potente ma anche solido, educato ma determinato, ha personalità, data la stazza si muove pure piuttosto bene, e soprattutto sa come giocare nel modo giusto le partite giuste. Altrimenti non lo vinci un titolo ATP al primo tentativo, non dando mezza possibilità a un avversario – sulla carta – superiore, senza nemmeno un piccolo calo, un attimo di difficoltà o un breve sbandamento. Il suo tennis non è fra i più brillanti del mondo, ma sarebbe da stupidi etichettarlo come un difetto, in mezzo a una marea di pregi, dentro e fuori dal campo. L’importante è che il gioco funzioni e lo sta facendo sempre meglio, fino a rendere possibili scenari che conviene lasciare in sospeso. Meglio fermarsi alla favolosa realtà: lunedì Matteo sarà numero 54 del mondo, e tutto dice che siamo solo all’inizio.

ATP 250 GSTAAD – Finale
Matteo Berrettini (ITA) b. Roberto Bautista Agut (ESP) 7-6 6-4

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