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L'ERBA DI ROGER, GARBINE E TANTI ALTRI

Gilles Muller non ha solo battuto Nadal 15-13 al quinto set, dopo una battaglia furibonda, mentre i minuti aumentavano fino alle 4 ore e 48, e le sue chance di farcela diminuivano. Ma ci ha ricordato che il tennis d’attacco funziona ancora. Si è presentato a rete in 83 occasioni, vincendo il punto 3 volte su 4. Eccome se funziona.
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Sarà la serenità di essere diventato padre, o l’aver finalmente capito che il suo tennis funziona ugualmente bene dappertutto, ma anche a Wimbledon si è visto un ottimo Fabio Fognini. Conviene dirlo a bassa voce, ma le sceneggiate sono sempre meno e la continuità sempre più. Anche se almeno uno di quei cinque set-point...
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Nel 2016 Novak Djokovic si era presentato a Wimbledon da campione di tutti gli Slam, mentre un anno dopo non detiene più nemmeno un titolo. È scivolato al numero 4, si è ritirato per un problema al gomito che sembra più grave del previsto e ha aumentato i dubbi sul suo conto. Tornerà grande?
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Secondo Emilio Sanchez, che lo conosce bene, alla base del calo di rendimento di Andy Murray c’è il fatto che si sia preso troppo poche pause. Nel 2015 per la Davis, nel 2016 per rincorrere il numero uno. Con Wimbledon alle porte non ha potuto curare a dovere il problema all’anca, e il risultato si è visto. Urge riposo, e risveglio.
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È nata in Australia, da genitori ungheresi, e un sondaggio fra gli utenti della radio TalkSPORT ha rivelato che la maggioranza dei britannici non la reputa a tutti gli effetti una connazionale. Tuttavia, anche se la finale è rimasta un sogno, serviva lei per riportare l’Union Jack nelle semifinali femminili, dove mancava dal '78.
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Primo statunitense in semifinale Slam dai tempi di Andy Roddick (primo uomo, altrimenti Murray si offende), ma soprattutto capace di battere il numero uno del mondo, nello stesso torneo, per due anni di fila. Purtroppo per Querrey non si gioca solo a Wimbledon, altrimenti un posto in top ten non glielo leverebbe nessuno.
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Ci si stupisce del fatto che Federer sia tornato a dominare a (quasi) 36 anni, ed è giusto così. Ma c’è addirittura chi sta facendo meglio. Venus Williams di anni ne ha 37, è passata da una malattia, è arrivata a Wimbledon sotto shock, ma è giunta comunque in finale. Come già a Melbourne. Prima dell’addio merita un ultimo Slam.
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Come ci si sente a vincere Wimbledon, cancellare in un colpo solo tutte le fragilità mostrate negli ultimi dodici mesi, e prenotare un ballo con Roger Federer? La gioia di Garbine Muguruza lo spiega a dovere. La vetta del ranking è di Karolina Pliskova, e magari lei non la vedrà mai, ma due Slam in due anni pesano tantissimo.
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Magari avrebbe perso comunque, ma importa zero. Per quanto mostrato nel corso del torneo Marin Cilic avrebbe meritato di giocare la finale al massimo delle sue possibilità. Una beffarda vescica al piede gli è costata sconfitta, lacrime e delusione, ma lui ha confermato che la vittoria del 2016 a New York non è stata casuale.
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Che dire? Più nulla. Basta guardare, ammirare, lasciarsi trascinare dalla storia infinita di un campione senza tempo. Di un uomo che ha fatto la storia del suo sport. Di un tennista dal gioco e dallo stile affascinante, unico al mondo, irripetibile. Di un papà che si commuove vedendo i suoi figli sul Centre Court. Di Roger Federer.

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