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30/10/2009

Andre Agassi: la storia!

Andre Agassi: la storia!

 

La videoteca delle pietre miliari di Andre non può non includere alcune sfide straordinarie e altri incontri che, per vari motivi, hanno reso immortale il Kid di Las Vegas.

Roland Garros 1990, finale (- Andrés Gomez 6-3 2-6 6-4 6-4). La prima finale in uno Slam per Andre e il primo grande spreco. Gomez servì alla grande e gli impedì il suo “corri e tira”.

US Open 1990, finale (- Pete Sampras 6-4 6-3 6-2). Il Sampras degli albori, dal gioco piatto, con un rovescio prima maniera che girava a meraviglia e dalla volée letale, lo umiliò facendogli capire che si poteva tirare ancora più forte da fondocampo. Una sconfitta bruciante che Agassi, favorito quell’anno, non digerì mai del tutto.

Wimbledon 1992, finale (+ Goran Ivanisevic 6-7(8) 6-4 6-4 1-6 6-4). Il primo e unico successo ai Championships contro Mister Ace. La rapidità e la continuità della risposta di Andreino in quella partita furono da antologia. Il match che sdoganò Agassi.

Grand Slam Cup 1994, quarti (- Magnus Larsson 6-3 1-6 6-0). La partita non fu niente di che, spettacolare invece il litigio ininterrotto di Andre col giudice di sedia: scontento delle sue chiamate, finse di sbagliare una risposta e rischiò di decapitarlo con una pallata. Ai cambi di campo fi ngeva di mangiarsi l’unghia del dito medio e lo mostrò ripetutamente all’umpire che però non lo squalificò.

Masters 1994, semifinale (- Sampras 4-6 7-6(5) 6-3). In quel match, di contenuti tecnici elevatissimi, si capì che una rivalità del genere sarebbe diventata la migliore di tutti i tempi. Andre rispondeva come agli US Open di settembre, Pete era al massimo. Uno scambio fu preso e riproposto per mesi come spot del tennis dalle televisioni di tutto il mondo.

Australian Open 1995, finale (+ Sampras 4-6 6-1 7-6(6) 6-4). L’unica vittoria in una finale Slam per Agassi contro Sampras. Fisicamente tiratissimo, patì meno la calura di Melbourne e, una volta tanto, si rese conto di essere, quel giorno, superiore al suo avversario. Non gli sarebbe più capitato, concedendo a Pete il lusso di una frase diabolica, anni dopo: “Con me perde anche quando gioca meglio perché sa che io sono il più forte”.

Hong Kong 1999, finale (+ Becker 6-7(4) 6-4 6-4). Sottovalutata per la cornice, i due si espressero invece al massimo. Becker era alla frutta ma sulla breve distanza sapeva essere devastante. Partita condita dalle sceneggiate di entrambi con l’umpire Steve Ulrich a tentare di calmarli.

Roland Garros 1999, finale (+ Medvedev 1-6 2-6 6-4 6-3 6-4). Sotto due set a zero contro il resuscitato Orso ucraino, che serviva come un fabbro e chiudeva tutte le palle, la pioggia gli permise un breve dialogo con Gilbert negli spogliatoi. “Sai di fare tutto meglio di lui e quel servizio glielo puoi rispedire sempre indietro. Sei sotto di due set ma sei tu a controllare la partita, per cui vai e vincila”. Lo fece. A ventinove anni nessuno pensava potesse più covare il sogno di trionfare a Parigi.

US Open 1999, finale (+ T. Martin 6-4 6-7(5) 6-7(2) 6-3 6-2). Il miglior Todd Martin, uno spettacolo di gioco a tutto campo, arrivò a un passo dal successo ma Agassi pensava di lui ciò che Sampras pensava di Andre. Si sentiva più forte e fu per quello che Martin non poté vincere, all’ultima occasione buona, il suo primo e meritato Slam.

Australian Open 2000, semifinale (+ Sampras 6-4 3-6 6-7(0) 7-6(5) 6-1). Il tie-break del quarto set, con il Kid sull’orlo del tracollo, è da incorniciare accanto a quello giocato da Borg e McEnroe nella finale di Wimbledon del 1980.

Wimbledon 2000, semifinale (- Rafter 7-5 4-6 7-5 4-6 6-3). Se Rafter avesse impiegato meno ad arrivare al top sarebbe diventata una classica del tennis. L’aussie scendeva a rete su ogni straccio, Agassi passava da tutte le posizioni.

Wimbledon 2001, semifinale (- Rafter 6-2 3-6 6-3 2-6 8-6). Dodici mesi dopo il re della volée e quello della risposta offrirono uno spettacolo di pari livello. Tuffi , prodezze balistiche, pathos: non mancava niente. Match straordinario.

US Open 2001, quarti (- Sampras 6-7(9) 7- 6(2) 7-6(2) 7-6(5)). La Partita. I due non persero mai il servizio, se le diedero come forsennati per quattro set esprimendo un livello di gioco inverosimile. Rischiavano tutto, non sbagliavano praticamente mai e si inventarono degli scambi marziani. Paradossalmente Andre regalò gli unici tre punti nel tie-break del quarto set, uno schiaffo al volo a campo aperto e due diritti facili facili. Un minuto dopo la fine non c’era spettatore che non dicesse di aver assistito al miglior match della storia. Probabilmente è vero.

US Open 2002, finale (- Sampras 6-3 6-4 5-7 6-4). Sampras arrivò a giocare la sua ultima partita da professionista anche grazie al tabellone: Hewitt lo avrebbe battuto. Agassi glielo tolse di mezzo e, qui sì, perse la finale perché di là c’era Pete. Un Sampras costretto dal fiato ormai corto a fare serve & volley su prima e seconda palla lo tramortì e, desideroso di vendetta nei confronti di chi lo definiva un “deadman walking”, chiuse la carriera a modo suo.

Australian Open 2005, ottavi (+ J. Johansson 6-7(4) 7-6(5) 7-6(3) 6-4). Pim Pim Johansson gli fece assaggiare il suo servizio stabilendo il nuovo record del mondo: 51 ace in quattro set. Agassi gli fece i complimenti e lo batté.

US Open 2005, quarti (+ Blake 3-6 3-6 6-3 6-3 7-6(6)). Dopo La Partita questo fu il miglior match offerto nella storia dallo Slam di New York. Andre, incurante dei due set di svantaggio contro un Blake in forma eccelsa, recuperò e si giocò tutto al quinto set. Il tie-break conclusivo fu l’apoteosi d una sfida tra campioni statunitensi nel torneo di casa per eccellenza: da commuoversi.

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