LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
30/10/2009

Andre Agassi: la storia!

Andre Agassi: la storia!

 

Andre Agassi ha abbracciato tre decadi di tennis, mettendo i piedi nei primi cento negli anni Ottanta, Novanta e nel primo decennio del nuovo millennio. Si è affacciato al professionismo quando Ivan Lendl rappresentava il meglio che il nostro sport potesse offrire e lo lascia, vent’anni dopo, nelle mani di Roger Federer, nato quando Ivan il Terribile già lottava per raggiungere la vetta del mondo. Ha vinto sessanta tornei, il primo a Itaparica nel 1987 battendo il futuro coach Brad Gilbert nei quarti e, in finale, Luiz Mattar; l’ultimo nel 2005 a Los Angeles, a spese di Gilles Muller, un bimbo in età prescolare ai tempi del primo alloro Atp del Kid. Il rapporto tra gli Slam (sessanta in vent’anni di carriera) e Agassi ha vissuto periodi difficili.

Nell’era Open nessuno è mai arrivato a vincere tutti e quattro i tornei dello Slam e nella storia altri quattro grandi sono riusciti a completare il career Slam (Don Budge, Fred Perry, Roy Emerson, Rod Laver) ma il primo settennato agassiano fu di vacche magre. Le delusioni più cocenti di Agassi hanno stretta parentela con i quattro sacri pilastri del tennis: a Parigi, nel 1990, riuscì a cedere al bradipo ecuadoregno dal polso magico, Andres Gomez, e qualche mese più tardi si arrese, questa volta per manifesta inferiorità, al gioco champagne di un giovanissimo Pete Sampras. Nel 1991 gli sfuggì ancora l’appuntamento parigino e quella volta fu l’inscalfibile picchiatore Jim Courier a sbarrargli la strada, trovando un Andre testone e risoluto a giocarsi la Coppadei Moschettieri a pugni: Agassi finì a terra suonato, vittima della sua cocciutaggine.

L’incantesimo, finalmente, si ruppe a Wimbledon 1992, il primo major che Andre conquistò tra la sorpresa generale fermando il cannoniere dai cento ace in due settimane, Goran Ivanisevic. Il secondo Agassi, l’ultimo capellone, impiegò due anni per annettere il primo US Open, probabilmente il suo successo più esaltante: la finale contro Michael Stich fu un capolavoro di balistica.

Quattro mesi dopo AA inaugurò la saga degli Australian Open regalandosi una vendetta su Pete Sampras: avrebbe vinto lo Slam dei canguri altre quattro volte, nel biennio 2000-2001 e nel 2003. Con il bis di Flushing Meadows 1999 sono otto i major assommati da Andre. Potevano essere almeno dieci, con il Roland Garros del ’90 e la fi nale degli US Open ’95: in quell’occasione la sorte gli fece terminare tardissimo la semifinale contro Becker e Sampras, già scornato nella finale di Montreal nel mese precedente, a parer comune gli era in quel momento inferiore. Più fresco, si aggrappò al servizio e vinse.

Andre Agassi, Federer e Nadal permettendo, è il signor Masters Series. Diciassette: il primo a Miami, nel 1990, sottratto alle volée di Stefan Edberg; l’ultimo nel 2004 a Cincinnati, sgraffignato a Rusty Hewitt. Non ha mai fatto centro a Monte Carlo, Andreino, un evento cui non ha mai dedicato attenzioni, né ad Amburgo. Quota venti non rappresentava un miraggio: a Roma, nel 1989, finì sfiancato da Alberto Mancini ma arrivò a un soffi o dal successo. Nel 1994, poi, a Key Biscayne, fece un favore a Pete Sampras che diede di stomaco per mezza giornata: acconsentì a spostare la finale nel pomeriggio e la perse. Andre è il nome che inaugura la lista dei campioni dell’Atp World Championship, il nome del Master dal 1990. Non avrebbe ripetuto quel trionfo, nonostante altre tre finali a disposizione (1994, 2000, 2004).

Il duello per eccellenza ha opposto Andre a Pete Sampras. I due ragazzi d’America hanno regalato momenti indimenticabili e trentaquattro scontri diretti, venti dei quali fi niti a Sweet Pete. Che si dimostrò più forte dappertutto, eccezion fatta per la terra. Il miglior servizio contro la miglior risposta, volée contro passanti, rovescio bimane e attacco da fondo contro i colpi e la tattica classica, l’elegante contro il ribelle.

Una rivalità iniziata nel 1989, trascinatasi sino al ritiro di Sampras nel 2002 e sulla quale King Pete ebbe a dire: “Solo quando gioco contro Andre riesco a raggiungere il massimo, perché tira fuori il meglio del mio tennis”.

Agassi vanta bilanci positivi contro Boris Becker (10-4), Michael Chang (15-7), Stefan Edberg (6-3), Mats Wilander (5-2), Michael Stich (6-0), Pat Rafter (10-5), Goran Ivanisevic (4-3), Yevgeny Kafelnikov (8-4), Guga Kuerten (7-4), Thomas Muster (5-4), Andy Roddick (5-1) e Richard Krajicek (4-3). Il bilancio è in pareggio con John McEnroe (2-2), Marat Safi n (3-3) e Tim Henman (2-2) mentre il Kid è in svantaggio con Ivan Lendl (2-6), Jim Courier (5-7), Lleyton Hewitt (4-5) e Roger Federer (3-8).

Andre ricorda spesso la sua vittoria alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 come uno dei successi più importanti della carriera. Tecnicamente non vale uno solo dei suoi Masters Series ma il rapporto di apparente indifferenza del Kid nei confronti della madrepatria ma di reale attaccamento agli States, che avevano accolto il padre emigrato dall’Iran, si manifestò in quell’occasione così come in Coppa Davis. Per l’Insalatiera Agassi si è speso in trentasei incontri, vincendone trenta tra il 1988 e il 2005, compresi cinque anni di pausa a partire dal 2000. Con il suo apporto gli USA vinsero la Coppa nell’88 contro l’Argentina, nel 1990 contro l’Australia e nel 1992 contro la Svizzera.

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