LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
01/09/2010

A Verdasco la rivincita, Fognini out

A Verdasco la rivincita, Fognini out

dalla nostra inviata a New York Roberta Lamagni - foto Ray Giubilo

 

Il diretto Londra-New York operato dalla Fognini Airlines, decollato con cielo terso e sole splendente, atterra in piena turbolenza.

 

Fognini-Verdasco, la partita in scena sul Grand Stand, è la rivincita di Wimbledon 2010. Sui prati di Church Road il nostro l’aveva spuntata al quarto set. Nell’incontro odierno invece, l’ennesima battaglia tra i due (visto che si tratta del terzo match stagionale, nessuno dei quali conclusosi in due parziali) assume toni più cupi, alternando nelle 3 ore e 20 di gioco momenti drammatici ad esaltanti. Uno su tutti: l'incredibile rimonta che ha portato "Fogna", sotto di 2 set a 1 e 4 a 1, alla conquista del quarto. L'incontro si concluderà poi con il punteggio di 1-6 7-5 6-1 4-6 6-3 in favore del ragazzo di Madrid. 

 

L’inizio desta subito perplessità. Fernando Verdasco si presenta in campo e, prima ancora di giocarsi il primo 15, richiede l’intervento del fisioterapista. La motivazione è delle più classiche: piedi massacrati da vesciche. In 24 minuti il ligure si impone 6-1. Lo spagnolo deciderà di ritirarsi? Neanche per sogno; la prima frazione è solo una parentesi.

 

Fabio e Fernando non sono poi così diversi: grande velocità di braccio, ottimo timing, facilità estrema all’impatto. Da una parte all’altra della rete piovono “comodini”, non sempre nel rettangolo di gioco. La differenza sta nella continuità di prestazione, anche se in questi ultimi mesi quella del ben più quotato spagnolo è decisamente sotto standard.

 

A individuare il problema è lo stesso Fognini al termine del match. Lucido, nonostante debba ancora smaltire una salutare arrabbiatura. “Ho il rammarico di aver perso una partita in questo modo, certo. Però vedo anche il lato positivo, e cioè che il mio livello può essere molto alto. Purtroppo sto concludendo una stagione al di sotto delle mie aspettative, ma voglio dare il massimo in questo finale per cercare di migliorare la classifica”.

 

Della freschissima separazione del ligure dal suo storico coach Oscar Serrano nemmeno una parola. Voci di corridoio lo vorrebbero in trattativa con la Federazione, e Barazzutti, per ricevere ospitalità a Tirrenia, presso il centro Coni. Come dire… Schiavone docet. Stuzzicato a commentare la presenza del capitano di Davis nel suo angolo, la risposta di Fabio conferma, pur svicolando: “Oggi il capitano era accanto a mio padre a sostenermi. Se arriverà la convocazione per il match contro la Svezia io sono pronto”.

 

Poco prima, nel suo tradizionale “vestito” di bende, l’ultima azzurra in gara, Romina Oprandi, era stata sconfitta dalla Georges. Una partita alla sua portata nonostante la classifica (la tedesca è numero 44 Wta, Romina 79), che però l’italosvizzera non è mai sembrata in grado di gestire. Contro un’avversaria corri e tira, lei che sa accarezzare e addomesticare la palla avrebbe potuto offrire uno spettacolo diverso. E’ invece stata fallosa, arrendevole, e il suo atteggiamento “acqua cheta” a tratti è diventato persino stagnante. In 75 minuti esce dal campo con il punteggio di 6-3 6-4, con il piccolo rammarico di uno zero per cento nella statistica dei break point trasformati.

 

Con il completamento della prima griglia, quantomeno per il tabellone femminile, le sorti dell’Italtennis sono così ancora una volta affidate al dream team di FedCup: Schiavone, Pennetta ed Errani, con Maria Elena Camerin a fare da special guest.

Oggi gli ulteriori verdetti.

 


 

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